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DAI SALONI ALLE STRADE |
ALFA ROMEO "ES30" (Experimental Sportscar 3 litre)

L’Alfa Romeo è un’azienda nella quale non ha mai difettato passione,
spirito costruttivo e amore per ciò che emana raffinatezza e fascino. Nel corso
della sua lunga e travagliata esistenza il marchio del biscione visconteo ci ha
proposto vere e proprie opere d’arte in movimento, nelle loro livree passate
indenni lungo i decenni e arrivate fino a noi.
Nel 1959 nacque
Nel 1963, un’anno dopo la presentazione della rivoluzionaria Giulia,
Zagato studia
Dopo questo florido periodo nel quale l’Alfa fa sfoggio di grande
vitalità tecnica e progettuale, spaziando da piccole e sportive coupè per
passare alle classiche berline sportive ed arrivando fino al concetto estremo di
coupè alto di gamma, seguì però un lungo periodo di inattività, dovuto
principalmente alle note vicende aziendali e soprattutto nazionali, con
contrasti politici abnormi, a tutto ciò si aggiunga la crisi del Kippur,
sopraggiunta n pieno a metà degli anni 70, che di fatto mise in crisi molte
case e tra queste anche l’Alfa Romeo.
Nel 1987 però qualcosa si mosse e sentendo la necessità di proporre un
qualcosa di nuovo, che rinverdisse i
fasti degli anni passati, si decise di dare il via ad un ambizioso progetto di
una vettura laboratorio, da salone, che in pratica riassumesse la summa
tecnologica dell’Alfa Romeo. Il gioco fu facile, dato che l’Alfa aveva in
casa una meccanica assolutamente fuori dal comune, quella della 75 IMSA.
Al Salone dell’Auto di Ginevra del 1989 l’Alfa Romeo presentò un
nuovo prototipo denominato ES 30. ovvero Experimental Sports Car
La “ES
Stefano Iacoponi (il direttore del reparto ingegneria Alfa Romeo), Walter De Silva (il responsabile del centro stile Alfa Romeo), Giorgio Pianta (il responsabile dell’Alfa Corse), Elio e Gianni Zagato, Giuseppe Bizzarrini (della Carplast di Piacenza).
Il risultato fu un’auto con la quale l’Alfa, anche sulla base del
realistico progetto di avviarne la produzione in serie limitata, una perfetta
sintesi di tecnologia e artigianato d’alto livello, di esperienze agonistiche
e originalità stilistica.
Lo stile scelto per quest’auto fu il frutto di un lungo e attento lavoro
in galleria del vento: il risultato finale fu incredibile: un Cx di 0.30 (che su
una lunghezza di soli
Un aiuto non indifferente al raggiungimento di tale scopo veniva da
una distanza dal terreno ridotta a 85 mm: per consentire poi di superare
agevolmente le rampe di autorimesse o di strade dal fondo dissestato era
comunque presente un dispositivo in grado di aumentare la luce a terra di
La carrozzeria della ES 30 venne realizzata in materiale sintetico,
impiegando la resina metacrilica termoindurente “Modar”, un prodotto della
affermatissima azienda britannica, la nota ICI.
Tale carrozzeria era caratterizzata (lo è ancora oggi) da
un’elevatissima resistenza agli urti e alle fiamme, inoltre la buona finitura
superficiale contribuisce al risultato finale.
Oltre a questo materiale, si era fatto ricorso all’alluminio per il
tetto e alla più resistente e costosa fibra di carbonio per l’alettone
posteriore.
Incredibilmente rivoluzionaria era anche la procedura eseguita per fissare
la carrozzeria al telaio realizzato in acciaio che costituiva lo “scheletro”
dell’ES 30, si era fatto ricorso ad una particolare tecnica di incollaggio che
contribui ad aumentare ulteriormente del 20% la rigidezza torsionale della
intera struttura.
Il modus operandi seguito per la progettazione della ES30 fu molto
particolare e rende bene l’idea di cosa volesse dire anche in quel periodo il
nome Alfa Romeo, vi fu infatti il pieno coinvolgimento (ovviamente) del Centro
Stile Alfa Romeo, della Zagato, dell’Alfa Corse e anche della Italiana Pirelli
che proprio per
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Il risultato fu la “messa in cantiere” della ES30 in soli 19 mesi: Un
assoluto record.
Nacque dunque
L’assemblaggio veniva effettuato
artigianalmente a Terrazzano di Rho, presso
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Dal punto di vista meccanico, l’SZ
era strettamente derivata dalla 75 IMSA.
Il propulsore scelto era lo storico 6 cilindri a V di 60° da 2959 cc con
due alberi a cammes in testa e due valvole per cilindro, come per altri 6
cilindri della casa le valvole di scarico venivano azionate mediante
l’interposizione di bilancieri.
La potenza erogata era pari a 207 cv (156 Kw) a 6200 giri al minuto,
mentre la coppia massima di 245 Nm (25 Kgm) veniva erogata a 4500 giri al
minuto, rispetto al propulsore impiegato su 75 e 164, il V6 dell’SZ
beneficiava di un incremento di potenza pari a 28 cv (207 contro 179) ottenuto
attraverso la lucidatura dei condotti di aspirazione e scarico, l’adozione di
alberi a cammes caratterizzati da un profilo più spinto, l’ottimizzazione
della bilanciatura delle varie parti. L’impianto di accensione e alimentazione
era affidato al controllo di una centralina elettronica Bosch Motronic ML4.1 con
sensore di detonazione; l’iniezione seguiva lo schema multipoint.
Per quanto concerne le sospensioni, anch’esse derivavano da quelle
impiegate sulla 75 IMSA.
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Anche
dal punto di vista meccanico, comunque, l’SZ come già la ES 30 era
strettamente derivata dalla 75 IMSA impegnata nel Campionato Mondiale
Velocità Turismo.
Il propulsore era lo storico 6 cilindri a V di 60° da 2959 cc (utilizzato anche sulla 164 prima serie e sulla 75) con due alberi a camme e due valvole per cilindro.
All’avantreno trovavamo uno schema a ruote indipendenti con doppi
quadrilateri articolati (bracci trasversali e biella obliqua, molla elicoidale,
barra stabilizzatrice di generose dimensioni); il retrotreno seguiva lo schema a
ponte De Dion con parallelogramma di Watt con schema Transaxle.
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Gli ammortizzatori erano, sia all’anteriore che al posteriore, di tipo
oleopneumatico con regolazione idraulica dell’altezza dal suolo, le barre di
torsione anteriore vennero sostituite con dei classici molloni coassiali, questa
soluzione permise una riduzione di peso di ben 12kg.
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Anche il retrotreno era stato oggetto di modifiche: sull’SZ, infatti, la
molla non era più separata dall'ammortizzatore (come invece sulla 75), ma era
coassiale con lo stesso ammortizzatore.
Allo scopo di ottenere una guida più precisa, pronta e pulita, e al
contempo di garantire limitate reazioni dinamiche nelle accelerazioni laterali,
erano stati eliminati dagli snodi delle sospensioni la maggior parte dei
classici silent block in gomma gomma presenti sulla 75 e sostituiti con elementi
metallici detti “Uniball”. Nella fattispecie soprattutto negli ancoraggi
delle sospensioni alla scocca.
Anche il retrotreno fu oggetto di particolari attenzioni e l’Alfa Romeo
anche in questo caso si avvalse della preziosissima esperienza fatta con le 75
IMSA, per utilizzare al meglio le
grandi potenzialità del ponte De Dion, questo venne stato realizzato in modo
tale che i pneumatici non fossero perfettamente perpendicolari al terreno: in
particolare gli angoli della campanatura erano negativi di 1°
L’impianto frenante, poi, era a 4 dischi autoventilanti (quelli
posteriori posizionati subito ai lati del differenziale) aventi un diametro di
Come detto
Il cambio era ovviamente a 5 rapporti + retromarcia, con V di potenza, e
il differenziale era autobloccante al 25%, lo stesso impiegato anche sulla 75
stradale.
L’azienda tedesca Koni sviluppò appositamente per
I pneumatici impiegati erano i Pirelli “Pzero” 205/55 ZR
all’anteriore e 225/50 ZR al posteriore; i cerchi (scomponibili e in lega
leggera) erano da
I rivestimenti dell’abitacolo erano in pelle Connolly, abbondantemente
impiegata anche per il cielo del padiglione. In assenza della pelle vi era il
tessuto di fibra di carbonio.
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La componentistica era quella di gran serie e comune a l resto della
produzione Alfa, si era attinto in particolare dalla 75, comandi, consolle
centrale e altro derivava infatti da questo fortunato modello.
Le prestazioni della SZ erano
di prim’ordine nonostante un peso complessivo non proprio contenuto,
la velocità massima dichiarata dalla Casa era di
La velocità di punta rilevata da Quattroruote fu di
La rivista Auto, da parte sua, rilevò una velocità massima di 239,870
con un'accelerazione 0-
Nel giugno 1993,
Le modifiche estetiche rispetto alla SZ più rilevanti erano state
apportate al parabrezza (la cui altezza era stata ridotta di
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Per
Come anche


