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DISEGNATA DAL VENTO |
ALFA ROMEO GIULIA
Giulia, l'imperatrice
Il
debutto avvenne il 27 giugno 1962 a Monza, all'interno dell'autodromo allora
ancora celebre per la famosa e temuta curva parabolica. E’ li’ che autorità
e giornalisti vennero invitati alla prova di guida. Generale fu il loro
sconcerto iniziale, abituati come erano alle forme tondeggianti delle automobili
contemporanee. Dopo anni di piccoli aggiornamenti sui modelli già in
produzione, gli uomini dell'Ufficio Stile Alfa Romeo avevano impresso una svolta
epocale alla produzione del Portello e - oggi possiamo dirlo - all’automobile
in generale.
Gia verso la fine degli anni Cinquanta, l'ingegner Orazio Satta Puliga,
direttore della Progettazione Esperienze aveva lanciato le basi dell'auto che
avrebbe dovuto sostituire la Giulietta. Nessuno dei tecnici riuniti in un
capannone dei vecchi stabilimenti di via Gattamelata, aveva in mente una vettura
rivoluzionaria, ma tutti avvertivano quell'ansia di cavalcare insieme ai gusti
degli italiani il boom economico.
Bisognava mettere in conto il passaggio doloroso ma inevitabile della azienda
che da quasi artigianale doveva diventare industria. C'era la necessità di
tenere il passo con le altre grandi Case e introdurre nella realizzazione delle
automobili ogni nuovo sviluppo tecnologico e ogni nuova conoscenza. Fu così
che, dato un nome più maturo "Giulia" al nuovo modello, vennero
applicati studi e prove raramente sviluppati prima nel mondo dell'automobile di
serie. Come i continui test nella galleria del vento presso il Politecnico di
Torino. La Giulia, venduta al prezzo di oltre un milione e mezzo soppiantò
meritatamente la Giulietta confermando un nuovo successo commerciale. In dieci
anni la Casa del Biscione aveva più che quintuplicato il suo fatturato. Nel
1963, nel primo anno di produzione a pieno regime della Giulia, l'Alfa fatturò
oltre 110 miliardi di lire, con un incremento del 30 per cento rispetto all'anno
precedente. Le esportazioni toccarono il 16 per cento, in controtendenza
rispetto all'industria italiana che registrava invece una riduzione del 4 per
cento rispetto al '62.
Proprio nel 1962, toccò ad una Giulia “Ti” ricevere la prima targa italiana
con numerazione alfanumerica. Era la milionesima vettura della provincia di
Milano e la targa si leggeva come un miagolio: MI A00000. Era invece un ruggito.
Si aprì infatti un'epoca di lusinghieri risultati economici per la fabbrica
diventata ormai di Arese, ma soprattutto di nuove esaltanti vetture che dalla
Giulia hanno ereditato filosofia e cuore. Tra il '63 e il '66, ad esempio,
vennero commercializzate la Giulia Sprint Gt e la Spider Duetto, ma anche le Gta
e le sportivissime TZ e TZ2. Le motorizzazioni, pur con diverse carature di
potenza, variavano tra i 1300, 1600 e 2000 centimetri cubici. Per quanto
riguarda la gamma Giulia in senso stretto, va ricordata la "corsaiola"
Giulia Ti Super del 1963, costruita in numero limitato, solo 501 esemplari,
ricercatissima oggi dai collezionisti. E, oltre alla già citata 1300,
riconoscibile per i proiettori singoli, destinata a diventare uno standard per
la produzione unificata 1.3 e 1.6, va doverosamente annotata la Giulia Super, la
"vera Giulia" per eccellenza. In questa macchina c'è la sintesi
dell'eleganza, della sportività e del gusto della Casa del Biscione, futuro e
tradizione di uno stile che si ripete da oltre 90 anni.
DISEGNATA
DAL VENTO
La
pubblicità poteva recitare a ragione "L'ha disegnata il vento". Come
su una scultura ancora grezza i modellisti scolpivano nel gesso le nervature e
le curve che il vento suggeriva. Le prove demolirono un'antica convinzione e cioè
che la coda di una macchina dovesse essere bassa e sfuggente per migliorarne la
penetrazione. Le scie dei fili di lana e degli spruzzi di nerofumo dimostrarono
invece che era molto meglio una coda tronca e così fu. Il risultato, oltre
all'ottimo coefficiente di aerodinamicità 0,34, era una vettura di portata
quasi epocale: da allora il disegno e la progettazione stessa delle carrozzerie
sarebbe stato molto diverso da prima e molto simile invece agli standard della
Giulia. Ma con la nuova berlina Alfa Romeo venne affrontato in sede di
costruzione anche il problema della sicurezza passiva dei passeggeri, la
soluzione adottata fu quella di una scocca con struttura a deformazione
differenziata, in grado di ammortizzare la violenza di un urto. Inoltre con
l'inedita soluzione della batteria collocata accanto al motore e della ruota di
scorta coricata sotto il piano di carico del baule, venne privilegiata la
sfruttabilità del bagagliaio. In un momento in cui le famiglie italiane
chiedevano spazio e comodità nelle auto dei loro viaggi e dei loro sogni, la
Giulia offriva un vano sfruttabile di 430 dmc e ben sei posti omologati.
Le dimensioni erano press'a poco quelle della vecchia Giulietta, ma colpivano la
linea aggressiva davanti e il taglio deciso dietro, le fiancate piatte e
l'inclinazione del parabrezza, le bordature dei parafanghi, le modanature di
deriva e le fasce concave laterali. Rincuorava il classico brontolio rauco
dell'ormai collaudatissimo bialbero quattro cilindri in versione 1600 e
l'inusitata visibilità orizzontale pari all'88 per cento: quasi una finestra
sull'asfalto.
Le prestazioni erano di tutto rispetto: oltre 180 chilometri orari la velocità
massima, ottima tenuta di strada, frenata sicura (nonostante i quattro tamburi
con gli anteriori a tre ceppi) e grande personalità anche nella guida al
limite. La potenza, 92 cavalli, era superiore a quella di qualunque altra
berlina di grande serie.
Le uniche critiche ragionevoli furono giustamente sollevate per l'anacronistico
cruscotto col quadro strumenti orizzontale e contachilometri a termometro, la
leva del cambio al volante, il sedile anteriore a panchetta e la tappezzeria un
po' pacchiana. Peccati di gioventù, perché già nel giro di un anno e mezzo
con la nuova serie disponibile anche nella versione 1300, venivano introdotti il
cambio a cloche, i freni a disco, la tappezzeria a sedili sdoppiati in panno e
gli strumenti circolari. La voce degli alfisti si era fatta sentire.
Basso
il cofano, sfuggente il parabrezza e tronca la coda perché così "l'ha
disegnata il vento"; potente il motore perché ha distribuzione bialbero e
camere di combustione emisferiche; ben scalati i rapporti, perché il cambio è
a cinque marce ed elevata la sicurezza.
Nel 1962 dunque la "Giulia" apparve come
un'automobile rivoluzionaria, destinata a divenire un punto di riferimento per
l'industria europea. Uscì di scena nel 1977.
Quasi da corsa. Soprannominata "Quadrifoglio", la "Giulia TI Super" era alleggerita di 90 kg rispetto alla versione normale e montava lo stesso motore della "Giulia SS", alimentato da due carburatori doppio corpo Weber e capace di erogare 112 CV DIN. Superava agevolmente i 185 km/h.
Un po' di ricchezza.
La "Giulia Super", presentata nel 1965, si distingueva dalla versione
normale per i profili sottoporta lucidi, per le luci posteriori più grandi e
prive di cornice cromata, per i marchi circolari dorati alla base dei montanti
posteriori e per lo scudetto anteriore montato più in alto e diviso in due
parti.
Aveva la dote della semplicità. La "Giulia 1300" affiancò e poi sostituì la "Giulietta", da cui ereditava il "1300" opportunamente potenziato. La trasmissione rimaneva a quattro rapporti e ciò fu il difetto maggiore di questo modello. La "1300" si differenziava dalla sorella maggiore per la calandra, i proiettori singoli, le luci posteriori, i ripetitori laterali e l'assenza di numerose cromature.
Solo "Super".
Nell'aprile del 1972 la gamma "Giulia" venne unificata negli
allestimenti esterni e interni: "Super 1,3" o "Super 1,6",
cambiava solo il motore.
Salva la faccia. Nel 1974 venne apportato l'ultimo ritocco stilistico alla "Giulia", che prese il nome di "Giulia Nuova Super". Il profondo restyling riguardò soprattutto il frontale, con una calandra, in plastica, ridisegnata, proiettori di uguale diametro, scudo Alfa Romeo di dimensioni più importanti e paraurti con lampeggiatori sottostanti. Il cofano del baule divenne liscio.

TEST SU STRADA

Leva
al volante, un carburatore doppio corpo, 106 CV SAE di potenza: insomma, il
pirmo tipo nel suo classico colore Acqua di fonte. Basta un assaggio per
ritrovare tutto il sapore delle Alfa Romeo d'una volta. Il motore è robusto,
mentre la carrozzerria è un po' delicata.
Il signor Mariano Liberti, gestore di un'enoteca a
Santa Maria della Versa (Pavia), è un vero esperto di "Giulia": ne ha
avute sedici e attualmente possiede, oltre alla "Giulia TI" del 1964
del nostro servizio, una rara familiare Colli e una berlina "TI". L'ha
trovata vent'anni fa ad Alessandria in discrete condizioni, ma di recente è
stato necessario un restauro di carrozzeria.
"Purtroppo i lamierati sono il suo punto
debole", spiega Liberti, "e ogni cinque anni devo portare la macchina
dal carrozziere. La meccanica, invece, non ha avuto bisogno di particolari
attenzioni e il motore, che ha percorso 103.000 km, va ancora molto bene, anche
se ho notato un lieve aumento nel consumo dell'olio".
Volante e plancia sono di gusto americano. Il
tachimetro è del tipo "a nastro", ossia un nastro di color rosso che
scorre lungo una scala orizzontale. Non è bello e non è facile da leggere per
via dei riflessi sull'ampia superficie vetrata dello strumento.
Con due persone a bordo, la vettura accelera in modo
quasi rabbioso e sicuramente si guadagnerebbe qualche decimo di secondo se il
cambio fosse più preciso e manovrabile, soprattutto nell'innesto della quinta.
Un difetto antico, quello della leva al volante, che oggi è un pregio
perché contraddistingue le prime "Giulia", le più rare.
La tenuta di strada è il punto forte di questa
vettura e le tipiche oscillazioni laterali della coda, dovute alla geometria
delle sospensioni posteriori, non influiscono sulla stabilità. Il sottosterzo,
per quanto evidente, si controlla con facilità.
TEST: Giulia TI Super, 1964

In curva si piega come la "Giulietta". Ma non stacca mai le ruote
dall'asfalto e risponde con prontezza rabbiosa ai comandi dello sterzo. Motore
potente e assai vivace: andare fuorigiri è un attimo
Che sia una "Giulia" ben diversa dalla altre è evidente appena si sale a bordo.
I sedili anteriori singoli sono bassi e poco imbottiti, con gli schienali che si
prolungano sui fianchi, e i tre grandi strumenti circolari rendono la lettura
facile e immediata.
La macchina pesa appena 910 kg, con un promettente rapporto peso/potenza di 7,84
kg/CV, contro i quasi 11 della "Giulia" di serie. Il cambio a cloche consente
innesti precisi e veloci, mente la posizione di guida è distesa e infossata, a
scapito della visibilità. Il motore si rivela esuberante, poco elastico nei
regimi intermedi, come esige l'impiego agonistico della macchina.
Come la "Giulia" e la "Giulietta", la "TI Super" tende a coricarsi in curva,
nonostante la taratura rigida delle sospensioni; essa mantiene tuttavia le ruote
aderenti al terreno e nel cambio repentino di traiettoria mostra un
comportamento deciso e senza esitazioni, cui contribuisce anche uno sterzo assai
diretto.
Potenti e progressivi, i freni a disco erano stati all’epoca accolti con
entusiasmo. Oggi, la frenata della "Super TI" si rivela efficiente, benché poco
modulabile, e priva di vibrazioni all'avantreno. È un'Alfa Romeo nella sua
espressione più genuina, ivi compresi lievi difetti. In pista, e solo in pista,
ci si può ancora divertire.
| Motore | Anteriore, longitudinale - 4 cilindri in linea - Alesaggio 78 mm - Corsa 82 mm - Cilindrata 1570 cm³ - Rapporto di compressione 9,7:1 - Potenza 112 CV a 6500 giri/min - Coppia 13,5 kgm a 4200 giri/min - Valvole in testa - Distribuzione bialbero in testa - Due carburatori doppio corpo Weber 45 - Impianto elettrico 12V, batteria 38 Ah. |
| Trasmissione | Trazione posteriore - Frizione monodisco a secco - Cambio a 5 marce, tutte sincronizzate, leva di comando centrale - Rapporto al ponte 5,12:1 - Pneumatici 155-15. |
| Corpo vettura | Berlina 4 posti - Carrozzeria portante - Avantreno a ruote indipendenti, bracci trasversali oscillanti, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra antirollio - Retrotreno a ponte rigido, molle elicoidali, bracci longitudinali, stabilizzatore triangolare, ammortizzatori telescopici - Freni idraulici a disco - Sterzo a vite e rullo - Serbatoio carburante: 46 litri. |
| Dimensioni e peso | Passo 2510 mm - Carreggiata anteriore 1310 mm - Carreggiata posteriore 1270 mm - Lunghezza 4110 mm - Larghezza 1560 mm - Altezza 139 mm - Peso 910 kg. |
| Prestazioni | Velocità oltre 185 km/h - Consumo medio 13 litri/100 km. |
fonte: Ruoteclassiche.it
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LA
GRANDE FAMIGLIA DELLE GIULIA |
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Giulia Berlina 1600 Ti |
1962 - 1965 |
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Giulia 1600 Spider |
1962 |
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Giulia 1600 Sprint |
1962 |
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Giulia Coupé TZ - TZ1- TZ2 |
1963 - 1963 - 1965 |
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Giulia 1600 Sprint Speciale |
1963 |
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Giulia Berlina1600 Ti Super |
1963 |
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Giulia Coupé 1600 Sprint GT |
1963 |
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Giulia 1600 Spider Veloce |
1964 |
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Giulia Berlina 1300 |
1964 - 1967 - 1972 |
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Giulia Cabriolet 1600 GTC |
1964 |
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Giulia Berlina 1600 Super |
1965 - 1967 - 1969 - 1970 - 1972 |
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Giulia Coupé 1600 Sprint GT Veloce |
1965 - 1969 |
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Giulia Coupé 1600 Sprint GTA |
1965 |
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Giulia Coupé 1600 GTA Corsa |
1966 |
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Giulia Giardinetta 1600 Colli |
1965 |
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Giulia Berlina 1300 Ti |
1965 - 1967 - 1969 |
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Giulia Scarabeo (prototipo) |
1966 |
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Giulia Zagato 1600 G.S. Quattroruote |
1966 |
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Giulia Coupé GTA Corsa SA |
1967 |
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Giulia Coupé 1750 GT Veloce |
1967 - 1969 |
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Giulia Coupé 1300 GTA Junior |
1968 |
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Giulia Coupé 1300 GTA Junior Corsa |
1968 |
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Giulia Coupé 1300 GT Junior |
1966 - 1969 - 1972 - 1974 |
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Giulia Coupé 1300 GT Junior Z |
1969 |
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Giulia Berlina 1600 S |
1969 |
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Giulia Berlina 1300 Super |
1970 - 1972 |
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Giulia Coupé 1750 GT Am |
1970 |
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Giulia Coupé 2000 GT Am |
1971 |
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Giulia Coupé 2000 GT Veloce |
1971 |
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Giulia Coupé 1600 GT Junior |
1972 - 1974 |
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Giulia Coupé 1600 GT Junior Z |
1972 |
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Giulia Berlina 1300 Nuova Super |
1974 |
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Giulia Berlina 1600 Nuova Super |
1974 |
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Giulia Berlina Diesel |
1976 |
test su strada della rivista "Ruoteclassiche"