QUANDO L'IRI SCELSE LA F.I.A.T


Da un'intervista a Giuseppe Luraghi, prima della decisione del Governo Italiano

"E' segno di miopia politica e sindacale preferire la Ford.
I sindacati si fanno illusioni se pensano che la Ford sarà più malleabile della Fiat.
Nonostante gli accordi io credo che alla lunga la Ford finirà per produrre negli stabilimenti Alfa i suoi modelli. E' inevitabile nei prossimi anni una INTEGRAZIONE della produzione Ford con quelle Alfa.
L'IRI non può disfarsi di una fabbrica di quella importanza ha il dovere di fare uno sforzo finanziario per risanarla .
Se toccasse a me decidere se scegliere Ford o Fiat non avrei dubbi. Sceglierei Fiat per ragioni nazionalistiche e evitare che alla lunga Fiat soccomba nello scontro tra colossi dell'auto.
Mi sembra un salto nel buio questa preferenza che il PCI e i sindacati stanno dando alla Ford

Io sono certo che l'Alfa sia che finisca sotto Ford sia sotto Fiat verrà sacrificata. Stiamo almeno attenti a non mettere in casa nostra un concorrente troppo forte che può scardinare l'industria Italiana."



Giuseppe Luraghi 19 ottobre 1986

 

prima dell'accordo con Fiat...

 

BOZZA D' ACCORDO ALFA - FORD SULL' ASSETTO PRODUTTIVO

23 luglio 1986

MILANO - Il presidente dell' Iri, Romano Prodi, della Finmeccanica, Franco Viezzoli e l' amministratore delegato dell' Alfa Romeo, Giuseppe Tramontana, riferiranno questo pomeriggio alla commissione Bilancio del Senato sugli ultimi sviluppi della vicenda Alfa Romeo-Ford. L' audizione, che dovrebbe iniziare alle 15, era stata rinviata di ventiquattro ore, rispetto alla data originaria di convocazione, per sopraggiunti impegni dei parlamentari. Nella tarda serata di oggi, invece, si svolgerà un incontro tra l' azienda di Arese e i sindacati confederali dei metalmeccanici. Anche in questo caso si tratterà di una comunicazione dello "stato di avanzamento" della trattativa tra Alfa e Ford. Non sono previste comunicazioni ufficiali o novità sostanziali nella vicenda. E' infatti probabile che nell' incontro con i sindacati l' Alfa Romeo si limiti a confermare una parte delle indiscrezioni riguardanti gli assetti produttivi già trapelate nei giorni scorsi. Mentre è in una fase ancora preliminare la complessa materia degli accordi finanziari e dell' assetto societario, per quanto riguarda l' aspetto produttivo Alfa Romeo e Ford sarebbero già giunte a una bozza di accordo. A grandi linee, questa intesa dovrebbe regolare l' attività della nuova partnership Alfa-Ford per i prossimi sei-otto anni. A regime, dai due stabilimenti dell' Alfa Romeo (Arese e Pomigliano) uscirebbero ogni anno 400 mila vetture, più o meno il doppio dell' attuale produzione. Cinquantamila di queste sarebbero Ford (linea Escort o Scorpion) equipaggiate da motore Alfa boxer. Un corollario interessante di quest' accordo è la grande attenzione che la "nuova Alfa" riserverebbe ai mercati esteri. Gran parte della produzione aggiuntiva verrebbe infatti canalizzata sui mercati degli Stati Uniti, del nord Europa e dell' Estremo Oriente. Per attuare questa espansione all' estero, l' Alfa dovrebbe potenziare adeguatamente la rete commerciale.

I rivenditori Alfa resterebbero tuttavia assolutamente separati dall' attuale rete commerciale Ford. L' Alfa, contando soprattutto sul marchio, punterebbe infatti a occupare nicchie in quella fascia medio-alta del mercato automobilistico mondiale che finora è stata off-limits per la Ford, nonostante tutti gli sforzi compiuti dalla casa automobilistica americana. Sui mercati europei, l' azione della partnership Alfa-Ford sarebbe diretta soprattutto contro le fasce di mercato attualmente in mano a costruttori come Mercedes e Volvo. Per quanto riguarda il mercato italiano, la crescita che gli esperti di Detroit si aspettano dalla "nuova Alfa" non è elevata: si parla dell' 1,5 per cento in più, una presenza che sembra calibrata sapientemente per non scontentare le aziende leader del mercato in Italia. Gli investimenti complessivi previsti sia per l' innovazione di processo produttivo che di prodotto sono dell' ordine di 4 mila miliardi, un impegno che dovrebbe consentire anche il graduale riassorbimento dei cassintegrati (ora sono circa 2.600 dipendenti). Ancora in una fase iniziale è invece la trattativa sull' assetto societario, anche se i negoziati sembrano ruotare attorno a un paio di ipotesi giudicate "interessanti". Un aspetto particolare di questo problema è come Finmeccanica, che alla fine del processo di ingresso della Ford nel capitale Alfa dovrebbe conservare solo una quota di minoranza, per quanto rilevante, potrà controllare il rispetto degli impegni sottoscritti dagli americani. Sembra che in queste settimane in casa della finanziaria dell' Iri si sia provveduto a contattare esperti di diritto societario per mettere a punto una proposta di accordo che preveda, per determinate scelte "strategiche" la necessità di ottenere l' approvazione di una "tranche" qualificata del capitale. Una specie di "diritto di veto" che, se accolto dalla Ford, soddisferebbe anche una delle maggiori perplessità nutrite finora dal sindacato. Che, in altre parole, una volta acquisito il controllo della casa automobilistica di Arese la Ford non decida, in base a esigenze di razionalizzazione della produzione, di compiere scelte produttive penalizzanti per gli stabilimenti Alfa Romeo e la produzione automobilistica nazionale.

di MARINO VARENGO (link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/07/23/bozza-accordo-alfa-ford-sull.html#Scene_1)

 


il passaggio dell'Alfa Romeo dall'Istituto di Ricostruzione Industriale al gruppo Fiat auto spa

 

- maggio 1986: > l'Alfa Romeo annuncia che esiste una trattativa con il gruppo Americano Ford per la cessione di una parte del proprio capitale;

- 1°ottobre: > la Ford presenta la sua proposta: acquisizione immediata di una quota Alfa limitata al 19.5% (valore:200 miliardi di lire), per tre anni perdite ripartite tra Ford e Iri in base alle rispettive quote, acquisizione della quota di controllo nel 1990 a un prezzo fissato in base ai risultati raggiunti dall'Alfa. L'offerta della casa Americana prevede: impegno a mantenere il marchio del biscione; investimenti per 4000 miliardi di lire e aumento della produzione fino a 400 mila vetture all'anno; esclusione dell'ipotesi di licenziamenti collettivi.

- 7 ottobre: > la Fiat annuncia che avanzerà un'offerta che prevede un accordo tra Lancia e Alfa Romeo entro la fine del mese.

- 15 ottobre: > il presidente della Ford vola a Roma e spiega al presidente del consiglio Bettino Craxi e ai ministri competenti i vantaggi per l'Italia e l'Europa di un accordo Alfa Romeo-Ford.

- 24 ottobre: > Cesare Romiti, amministratore delegato della casa Torinese, presenta ufficialmente la controfferta: Fiat rileva subito il 100% di tutte le attività di Alfa Romeo: pagherà 1050 miliardi di Lire in cinque tranche annuali di 200 miliardi a partire dall'anno in cui Alfa tornerà in utile (data prevista: 1992) e si assume 700 miliardi di lire di debiti della società. La proposta prevede 8000 miliardi di lire di impegno globale, la creazione di una società unica Alfa Lancia, la produzione di 620 mila auto del segmento medio alto a regime, l'eccesso di mano d'opera verrà fronteggiato col turn-over, ma con l'espansione produttiva prevista, tutti i cassintegrati verranno riassorbiti.

- 6 novembre: > FINMECCANICA, la società IRI che controlla Alfa Romeo, si pronuncia a favore della Fiat, il preseidente IRI, Romano Prodi, dichiara: "la proposta Fiat è stata ritenuta vantaggiosa anche alla luce delle valutazioni degli studi specializzati della First Boston Corporation. E' certo una decisione dolorosa ma inevitabile".

- 7 novembre: > l'accordo è sulle pagine di tutti i quotidiani. Titolo del "corriere della sera": "vince Fiat, nasce Alfa-Lancia". Sul fronte sindacale, si registrano la cautela della FIOM (i metalmeccanici della CGIL) e il compiacimento della CISL e UIL. Giorgio Benvenuto, segretario UIL, sostiene: "è una garanzia per i lavoratori".


TROPPI APPLAUSI E POCA PASSIONE

leggi l'editoriale di Enrico De Vita, l'ingegnere dell'automobile, sulle pagine del mansile "auto"