
Da un'idea di Ermanno Cressoni
La personalità della 75 era spiccata, anche il design degli interni, ugualmente alla carrozzeria, erano quasi futuristici, con precisi richiami al mondo aeronautico, cui l'Alfa Romeo era profondamente legata (Avio), questi richiami sono evidentissimi nella particolare quanto inusuale collocazione dei pulsanti vetri elettrici, in alto sopra lo specchietto retrovisore interno, assieme ad altri pulsanti relativi ad illuminazione plafoniera e spot di lettura. Particolare "il maniglione" del freno a mano. Elementi questi che abbiamo ritrovato nella berlina Alfa 90, nata un anno prima (1984). La plancia è anch'esso un elemento di pregio della 75, gusti personali a parte, è un elemento di forte caratterizzazione di tutto l'abitacolo, ottimamente fornita di utili strumenti di bordo che contribuirono a creare quell'atmosfera particolare che tanto piacque ai possessori dell'Alfa 75. C'e da dire che l'equipe di Cressoni si mosse con maestria per nascondere la parentela strettissima con la Giulietta, l'elemento più eclatante è la fascia nera che percorre tutta la fiancata e che ha contribuito a creare pareri discordanti, ma che alla fine ha premiato dato che fù un elemento caratterizzante, lo stesso amministratore delegato del Gruppo Fiat, Vittorio Ghidella, all'indomani dell'acquisizione dell'Alfa Romeo si congratulò con i tecnici Alfa, un aneddoto racconta che testualmente disse "bravi, avete fatto una bella macchina spendendo poco".


Ma tutto questo basta per giustificare l'ampio successo duraturo??? ovviamente trattandosi di un'Alfa Romeo con la A maiuscola, la parte del leone la fa la meccanica, vero elemento di pregio di ogni auto del biscione, nel caso di Alfa 75 a giustificare le circa 390 mila esemplari venduti c'e il particolare attaccamento dei clienti, alfisti verso una configurazione meccanica raffinata, di consapevole pregio tecnico, che purtroppo è stata totalmente sacrificata, con la sue erede, per ragioni facilmente individuabili, e non per volontà dell'Alfa Romeo, ormai assorbita, sul finire del 1986 dalla Fiat. Non a caso la 75 è definita l'ultima berlina sportiva del biscione. Il successo di questa formula fonda le sue basi nel lontano 1972, quando una rivoluzionaria berlina irrompe nel mercato e pone nuovi "paletti" e punti di riferimento (difficilmente raggiungibili ancora oggi) per la categoria. Ma non solo.
Le berline 1750 e 2000, nate rispettivamente nel 1968 e 1971, erano in quel periodo il meglio in quanto a sportività, eleganza e prestazioni, con dei plus motoristici assolutamente da primato, il limite di perfezionamento era però giunto ad uno stadio pressoché totale, in breve, non si poteva più perfezionare ciò che era perfetto. La svolta fu pressoché inevitabile e dopo anni di lavoro, la nuova berlina emise i primi vagiti. Si chiamava "Alfetta", un nome non a caso, ma un omaggio alla tanto famosa Alfetta 158 del 1950, che vinse il primo campionato del mondo di Formula 1 con Nino Farina, sopratutto l'Alfetta 159, del 1951, anch'essa vincitrice del secondo campionato del mondo di Formula 1 con alla guida l'asso Juan Manuel Fangio, ispirò la nuova berlina Alfa Romeo.

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Il successo della Alfetta 159 (nome ripreso nel 2005 da una improbabile erede) è da attribuirsi - anche per le gesta del pilota - alla particolare meccanica: motore anteriore longitudinale, cambio posteriore secondo lo schema "Transaxle" e sospensioni posteriori di tipo "De Dion" con parallelogramma di Watt. Una formula vincente anche nella produzione di serie con l'Alfetta (vedi Telaistica ) .
Una formula tanto all'avanguardia da poter essere utilizzata su intere generazioni di vetture Alfa Romeo, per oltre un ventennio. L'Alfa 75 è la prosecutrice ideale di quella tradizione, oggi rimpianta. Le ultime in ordine di tempo ad adottare questa formula furono le derivate ES 30 "S.Z" e "R.Z", di fatto la coupè e la roadster dell'Alfa 75, in particolare la IMSA, vincitrice, tra gli altri, nel 1990 del giro d'Italia Automobilistico.
















